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Agg. 17/6/08

Biografia Di Totò (prima parte)

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Totò, al secolo Antonio De Curtis nasce a Napoli il 15 febbraio 1898 e muore a Roma il 15 aprile 1967. Insieme ad Alberto Sordi è stato il più grande attore italiano del Novecento; ha spaziato in tutti i generi del teatro, dall'avanspettacolo, alla grande rivista di Michele Galdieri, passando per il cinema con 97 film interpretati dal 1937 al 1967 e la televisione con una serie di 9 telefilm diretti da Daniele D'Anza poco prima della scomparsa, ormai ridotto alla quasi cecità che lo aveva costretto nel 1957 ad abbandonare l'amato teatro. Grande maschera della Commedia dell'Arte, accostato di volta in volta ai più grandi nomi della comicità come Buster Keaton o Charlie Chaplin, ha conservato fino alla fine una sua unicità interpretativa che risaltava sia in copioni puramente brillanti, diretto da specialisti come Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque o Sergio Corbucci, sia in parti di intenso spessore drammatico, avute alla fine della carriera, con grandi maestri del calibro di Alberto Lattuada o Pier Paolo Pasolini.
Antonio Clemente, lo scugnizzo del rione Sanità
Biografia di Totò
Nasce col nome Antonio Clemente nel famoso rione Sanità, frutto di una relazione clandestina della madre Anna Clemente con lo spiantato e decaduto marchese Giuseppe De Curtis, che in principio non lo riconosce. Questa assenza della figura paterna peserà molto, anche in seguito, sul carattere del futuro attore, tantoché in un primo momento, nel 1933, quando è già famoso sui palcoscenici italiani, viene adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, che gli trasmette i suoi titoli nobiliari. Studia al collegio Cimino senza ottenere la licenza ginnasiale: la madre lo vorrebbe sacerdote, ma il piccolo Antonio, incoraggiato dai primi successi nelle piccole recite in famiglia chiamate a Napoli "periodiche" viene attratto dagli spettacoli di varietà e nel 1913, a soli quindici anni, inizia a frequentare i piccoli teatri periferici esibendosi in macchiette e imitazioni del repertorio di Gustavo De Marco, usando lo pseudonimo di Clerment. Proprio in questi palcoscenici di periferia incontra attori del calibro di Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo e i musicisti Cesare Bixio e Armando Fragna. Dopo il servizio militare, svolto ad Alessandria durante la prima guerra mondiale, alla fine del conflitto si esibisce ancora come macchiettista, scritturato dall'impresario Eduardo D'Acierno - diventerà celebre quella del "Bel Ciccillo" riproposta nel 1949 col film Yvonne la nuit - e ottiene un primo successo alla Sala Napoli, locale minore del capoluogo campano, con una scatenata parodia della canzone "Vipera" intitolata "Vicolo". E' in questi palcoscenici, spesso improvvisati con orchestre di second'ordine e comprimari improvvisati, che Totò impara l'arte dei guitti, attori napoletani che recitavano senza una sceneggiatura, al quale aggiunge caratteristiche tutte sue e originali: una conformazione particolare del naso e del mento - frutto di un incidente sciagurato col precettore del ginnasio - movimenti del corpo in libertà totale, da burattino snodabile e un carattere surreale e irriverente, sempre pronto tanto a sbeffeggiare i potenti di turno quanto ad ammirare e bramare i bisogni umani primari: la fame, il sesso, la salute mentale.
A Roma i primi successi
Nel 1922 si trasferisce a Roma con i genitori e in un primo momento ottiene scritture in compagnie di basso livello dove recitavano farse pulcinellesche, alle quali toccava recitare il ruolo minore del mamo, ovvero la spalla di Pulcinella. Con quella di Umberto Capece fa poca strada; dopo un breve periodo di disoccupazione, viene notato da Giuseppe Jovinelli, titolare del famoso teatro omonimo, dove si esibisce in balletti musicali comici molto divertenti, che ottengono un delirante successo di pubblico. Approdato alla Sala Umberto I, frequentata dalla migliore società della capitale, il successo aumenta e si consolida. Il suo costume di scena è già quello suo tipico al quale resterà fedele sino alla fine: cappello a bombetta logoro, tight troppo largo, camicia col basso colletto, pantaloni a zompafosso e un paio di calze colorate su scarpe basse.
Il varietà e l'avanspettacolo, Liliana Castagnola e Diana Bandini
Dal 1927 comincia a farsi conoscere a livello nazionale in spettacoli di varietà, andando in tournée nelle maggiori città italiane, dapprima con la compagnia di Achille Maresca con la celebre Isa Bluette come primadonna, poi nel 1929 arriva al Teatro Nuovo di Napoli con la Compagnia Stabile Napoletana Molinari, nella quale recita per la prima volta insieme alla grande Titina De Filippo in una parodia dei Tre Moschettieri di Dumas e soprattutto con Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta. Conosce un'attrice di varietà, Liliana Castagnola, con la quale vivrà una breve ma intensa storia d'amore culminata purtroppo nel tragico suicidio della donna, avvenuto nel 1930. Riprende a lavorare con grande intensità, e dal 1932 diventa capocomico proponendosi nel genere dell'avanspettacolo, una sorta di spettacolo della durata di circa un'ora che tutte le compagnie teatrali portano in scena prima degli spettacoli cinematografici. La sonorizzazione del cinema e la scomparsa delle figure teatrali fino allora tradizionali come il fine dicitore impongono questo cambiamento, e Totò diventa l'esponente più rappresentativo di questo genere con riviste, da lui anche scritte, non di rado insieme a Guglielmo Inglese, Eduardo Passarelli e Mario Castellani, in futuro assidue spalle cinematografiche, per tutti gli anni 30 e portate in scena in tutto il paese: Ridi che ti passa, Se quell'evaso io fossi, L'ultimo Tarzan sono alcuni titoli; le soubrettes che lo circondano sono anch'esse celebri: Clely Fiamma, Adriana Edelweiss, Clary Sand e Olivia Fried. Intanto, il 6 marzo 1935 si sposa con la fiorentina Diana Bandini Rogliani conosciuta quattro anni prima nel capoluogo toscano durante uno spettacolo, dalla quale nel 1933 ha avuto la figlia Liliana. Infine, nel 1937, a quasi quaranta anni, Giuseppe De Curtis lo riconosce legalmente dandogli la possibilità di usare il suo cognome e di fregiarsi dei titoli nobiliari paterni e adottivi. Diventato il principe e marchese Antonio De Curtis, dal dopoguerra in poi ingaggia costosissime battaglie legali per difendere con successo il suo meritato lignaggio da meschini millantatori. Il nome completo è: Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo.
L'incontro con il cinema
Totò incontra il cinema già nel 1930, con l'avvento del sonoro, quando Stefano Pittaluga, un esercente ligure che aveva rilevato la Cines dal fallimento e in quel momento produttore del 95% dei film italiani, decide di fare un provino con l'attore giovane che in quel momento stava impazzando nei teatri di tutta Italia. Il film, intitolato Il ladro disgraziato, non andrà mai in porto, ma il provino con Totò, ritrovato e restaurato nel 1995 e tuttora visibile, sorprende per l'estrema modernità e scioltezza dei movimenti burattineschi del giovane attore trentaduenne nel pieno delle forze. Sono gli intellettuali più stimati, che già lo ammirano a teatro, i primi a volerlo in qualche loro progetto: tra di loro Umberto Barbaro e soprattutto Cesare Zavattini; il grande scrittore di Luzzara tenta di imporlo nel 1935 per la parte di Blim nel film Darò un milione di Mario Camerini - ruolo andato poi a Ernesto Almirante - e quindi nel 1943 pubblica il romanzo Totò il buono pensando a lui. Ma questi progetti non si realizzano e il vero debutto avviene sotto l'egida di Gustavo Lombardo, il fondatore della Titanus, il quale nel 1937 produce il suo primo film, Fermo con le mani diretto da Gero Zambuto, mediocre tentativo di proporre temi toccati dal personaggio di Charlot, già superati dalla forza surreale, da burattino moderatamente irriverente e snodabile, di Totò. In una scena del film rimasta celebre e stranamente non tagliata dalla censura dell'epoca, arriva a prendere in giro il Duce, Benito Mussolini. Nell'anteguerra gira altri 5 film, con spunti interessanti nel surreale Animali pazzi del 1939 di Carlo Ludovico Bragaglia, già militante nelle file del futurismo con testo scritto da Achille Campanile, e in San Giovanni decollato del 1940 di Amleto Palermi, dignitosa trasposizione della commedia teatrale di Nino Martoglio, già cavallo di battaglia del mattatore teatrale siciliano Angelo Musco. Una menzione particolare la merita poi Il ratto delle Sabine del 1945 di Mario Bonnard, storia di una scalcagnata compagnia di guitti in giro per le città di provincia che decidono di rappresentare il testo mediocre di un professore deriso dai suoi stessi alunni, con insuccesso colossale. Più in generale, questi primi tentativi lunari e surreali non ottengono il successo di pubblico come avviene invece sul palcoscenico. Quando torna al teatro, alla fine del 1940, l'avanspettacolo è già tramontato, sostituito dalla grande rivista caratterizzata da scenografìe sfarzose, primedonne da sogno - su tutte Wanda Orisis - testi moderatamente satirici e qualunquistici per quanto concesso dal regime fascista, comprimari e orchestre di grande livello. Totò ha la fortuna di incontrare sul suo cammino il più grande scrittore di riviste teatrali degli anni Quaranta, Michele Galdieri, e una grande soubrette e attrice di livello e bravura pari alla sua, Anna Magnani, in spettacoli rimasti memorabili nella storia del nostro teatro.
Fonte >> Wikipedia
Vedi Anche: Biografia di Totò parte 1 2 3 4 filmografia- vendita film in dvd e vhs di Totò
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