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Biografia Di Totò (prima parte)
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Totò, al secolo
Antonio De Curtis nasce a Napoli il 15 febbraio 1898 e muore
a Roma il 15 aprile 1967. Insieme ad Alberto Sordi è stato
il più grande attore italiano del Novecento; ha spaziato in
tutti i generi del teatro, dall'avanspettacolo, alla grande rivista
di Michele Galdieri, passando per il cinema con 97 film interpretati
dal 1937 al 1967 e la televisione con una serie di 9 telefilm diretti
da Daniele D'Anza poco prima della scomparsa, ormai ridotto alla quasi
cecità che lo aveva costretto nel 1957 ad abbandonare l'amato
teatro. Grande maschera della Commedia dell'Arte, accostato di volta
in volta ai più grandi nomi della comicità come Buster
Keaton o Charlie Chaplin, ha conservato fino alla fine una sua unicità
interpretativa che risaltava sia in copioni puramente brillanti, diretto
da specialisti come Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque o Sergio Corbucci,
sia in parti di intenso spessore drammatico, avute alla fine della
carriera, con grandi maestri del calibro di Alberto Lattuada o Pier
Paolo Pasolini.
Antonio Clemente, lo scugnizzo del rione Sanità Biografia
di Totò
Nasce col nome Antonio Clemente nel famoso rione Sanità, frutto
di una relazione clandestina della madre Anna Clemente con lo spiantato
e decaduto marchese Giuseppe De Curtis, che in principio non lo riconosce.
Questa assenza della figura paterna peserà molto, anche in
seguito, sul carattere del futuro attore, tantoché in un primo
momento, nel 1933, quando è già famoso sui palcoscenici
italiani, viene adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas,
che gli trasmette i suoi titoli nobiliari. Studia al collegio Cimino
senza ottenere la licenza ginnasiale: la madre lo vorrebbe sacerdote,
ma il piccolo Antonio, incoraggiato dai primi successi nelle piccole
recite in famiglia chiamate a Napoli "periodiche" viene
attratto dagli spettacoli di varietà e nel 1913, a soli quindici
anni, inizia a frequentare i piccoli teatri periferici esibendosi
in macchiette e imitazioni del repertorio di Gustavo De Marco, usando
lo pseudonimo di Clerment. Proprio in questi palcoscenici di periferia
incontra attori del calibro di Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo
e i musicisti Cesare Bixio e Armando Fragna. Dopo il servizio militare,
svolto ad Alessandria durante la prima guerra mondiale, alla fine
del conflitto si esibisce ancora come macchiettista, scritturato dall'impresario
Eduardo D'Acierno - diventerà celebre quella del "Bel
Ciccillo" riproposta nel 1949 col film Yvonne la nuit - e ottiene
un primo successo alla Sala Napoli, locale minore del capoluogo campano,
con una scatenata parodia della canzone "Vipera" intitolata
"Vicolo". E' in questi palcoscenici, spesso improvvisati
con orchestre di second'ordine e comprimari improvvisati, che Totò
impara l'arte dei guitti, attori napoletani che recitavano senza una
sceneggiatura, al quale aggiunge caratteristiche tutte sue e originali:
una conformazione particolare del naso e del mento - frutto di un
incidente sciagurato col precettore del ginnasio - movimenti del corpo
in libertà totale, da burattino snodabile e un carattere surreale
e irriverente, sempre pronto tanto a sbeffeggiare i potenti di turno
quanto ad ammirare e bramare i bisogni umani primari: la fame, il
sesso, la salute mentale. A Roma i primi successi
Nel 1922 si trasferisce a Roma con i genitori e in un primo
momento ottiene scritture in compagnie di basso livello dove recitavano
farse pulcinellesche, alle quali toccava recitare il ruolo minore
del mamo, ovvero la spalla di Pulcinella. Con quella di Umberto Capece
fa poca strada; dopo un breve periodo di disoccupazione, viene notato
da Giuseppe Jovinelli, titolare del famoso teatro omonimo, dove si
esibisce in balletti musicali comici molto divertenti, che ottengono
un delirante successo di pubblico. Approdato alla Sala Umberto I,
frequentata dalla migliore società della capitale, il successo
aumenta e si consolida. Il suo costume di scena è già
quello suo tipico al quale resterà fedele sino alla fine: cappello
a bombetta logoro, tight troppo largo, camicia col basso colletto,
pantaloni a zompafosso e un paio di calze colorate su scarpe basse.
Il varietà e l'avanspettacolo, Liliana Castagnola e
Diana Bandini
Dal 1927 comincia a farsi conoscere a livello nazionale in
spettacoli di varietà, andando in tournée nelle maggiori
città italiane, dapprima con la compagnia di Achille Maresca
con la celebre Isa Bluette come primadonna, poi nel 1929 arriva al
Teatro Nuovo di Napoli con la Compagnia Stabile Napoletana Molinari,
nella quale recita per la prima volta insieme alla grande Titina De
Filippo in una parodia dei Tre Moschettieri di Dumas e soprattutto
con Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta. Conosce un'attrice
di varietà, Liliana Castagnola, con la quale vivrà una
breve ma intensa storia d'amore culminata purtroppo nel tragico suicidio
della donna, avvenuto nel 1930. Riprende a lavorare con grande intensità,
e dal 1932 diventa capocomico proponendosi nel genere dell'avanspettacolo,
una sorta di spettacolo della durata di circa un'ora che tutte le
compagnie teatrali portano in scena prima degli spettacoli cinematografici.
La sonorizzazione del cinema e la scomparsa delle figure teatrali
fino allora tradizionali come il fine dicitore impongono questo cambiamento,
e Totò diventa l'esponente più rappresentativo di questo
genere con riviste, da lui anche scritte, non di rado insieme a Guglielmo
Inglese, Eduardo Passarelli e Mario Castellani, in futuro assidue
spalle cinematografiche, per tutti gli anni 30 e portate in scena
in tutto il paese: Ridi che ti passa, Se quell'evaso io fossi, L'ultimo
Tarzan sono alcuni titoli; le soubrettes che lo circondano sono anch'esse
celebri: Clely Fiamma, Adriana Edelweiss, Clary Sand e Olivia Fried.
Intanto, il 6 marzo 1935 si sposa con la fiorentina Diana Bandini
Rogliani conosciuta quattro anni prima nel capoluogo toscano durante
uno spettacolo, dalla quale nel 1933 ha avuto la figlia Liliana. Infine,
nel 1937, a quasi quaranta anni, Giuseppe De Curtis lo riconosce legalmente
dandogli la possibilità di usare il suo cognome e di fregiarsi
dei titoli nobiliari paterni e adottivi. Diventato il principe e marchese
Antonio De Curtis, dal dopoguerra in poi ingaggia costosissime battaglie
legali per difendere con successo il suo meritato lignaggio da meschini
millantatori. Il nome completo è: Antonio Griffo Focas Flavio
Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, altezza
imperiale, conte palatino, cavaliere del sacro Romano Impero, esarca
di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli,
di Cicilia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso,
conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo.
L'incontro con il cinema
Totò incontra il cinema già nel 1930, con l'avvento
del sonoro, quando Stefano Pittaluga, un esercente ligure che aveva
rilevato la Cines dal fallimento e in quel momento produttore del
95% dei film italiani, decide di fare un provino con l'attore giovane
che in quel momento stava impazzando nei teatri di tutta Italia. Il
film, intitolato Il ladro disgraziato, non andrà mai in porto,
ma il provino con Totò, ritrovato e restaurato nel 1995 e tuttora
visibile, sorprende per l'estrema modernità e scioltezza dei
movimenti burattineschi del giovane attore trentaduenne nel pieno
delle forze. Sono gli intellettuali più stimati, che già
lo ammirano a teatro, i primi a volerlo in qualche loro progetto:
tra di loro Umberto Barbaro e soprattutto Cesare Zavattini; il grande
scrittore di Luzzara tenta di imporlo nel 1935 per la parte di Blim
nel film Darò un milione di Mario Camerini - ruolo andato poi
a Ernesto Almirante - e quindi nel 1943 pubblica il romanzo Totò
il buono pensando a lui. Ma questi progetti non si realizzano e il
vero debutto avviene sotto l'egida di Gustavo Lombardo, il fondatore
della Titanus, il quale nel 1937 produce il suo primo film, Fermo
con le mani diretto da Gero Zambuto, mediocre tentativo di proporre
temi toccati dal personaggio di Charlot, già superati dalla
forza surreale, da burattino moderatamente irriverente e snodabile,
di Totò. In una scena del film rimasta celebre e stranamente
non tagliata dalla censura dell'epoca, arriva a prendere in giro il
Duce, Benito Mussolini. Nell'anteguerra gira altri 5 film, con spunti
interessanti nel surreale Animali pazzi del 1939 di Carlo Ludovico
Bragaglia, già militante nelle file del futurismo con testo
scritto da Achille Campanile, e in San Giovanni decollato del 1940
di Amleto Palermi, dignitosa trasposizione della commedia teatrale
di Nino Martoglio, già cavallo di battaglia del mattatore teatrale
siciliano Angelo Musco. Una menzione particolare la merita poi Il
ratto delle Sabine del 1945 di Mario Bonnard, storia di una scalcagnata
compagnia di guitti in giro per le città di provincia che decidono
di rappresentare il testo mediocre di un professore deriso dai suoi
stessi alunni, con insuccesso colossale. Più in generale, questi
primi tentativi lunari e surreali non ottengono il successo di pubblico
come avviene invece sul palcoscenico. Quando torna al teatro, alla
fine del 1940, l'avanspettacolo è già tramontato, sostituito
dalla grande rivista caratterizzata da scenografìe sfarzose,
primedonne da sogno - su tutte Wanda Orisis - testi moderatamente
satirici e qualunquistici per quanto concesso dal regime fascista,
comprimari e orchestre di grande livello. Totò ha la fortuna
di incontrare sul suo cammino il più grande scrittore di riviste
teatrali degli anni Quaranta, Michele Galdieri, e una grande soubrette
e attrice di livello e bravura pari alla sua, Anna Magnani, in spettacoli
rimasti memorabili nella storia del nostro teatro. |
| Fonte >>
Wikipedia |
| Vedi Anche: Biografia
di Totò parte 1 2 3
4 filmografia-
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