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Agg. 30/9/08

Biografia Di Totò (terza parte)

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Il malinconico rientro
Costretto a lavorare senza fermarsi, con la malattia agli occhi che peggiora sempre più (subisce due distacchi di retina durante le lavorazioni di La legge è legge con Fernandel e La cambiale, in cui si produce in un autentico pezzo di bravura nella scena del tribunale) l'attore è costretto ad accettare qualsiasi copione gli capiti sotto mano, anche di infimo livello; i produttori non si fidano più a lasciarlo solo e gli affiancano partner in molti casi gradevoli come Agostino Salvietti, Erminio Macario, Ugo Tognazzi e un grande Nino Taranto, oltre al prediletto Peppino De Filippo, oltre ad infarcire i suoi film di melense storie d'amore parallele; infine lo utilizzano (ma ancora una volta sarebbe meglio dire sfruttano) come veicolo di lancio per cantanti come Johnny Dorelli, Fred Buscaglione, Rita Pavone e Adriano Celentano, meteore stucchevoli come il compianto Pablito Calvo (1948-2000) interprete di Marcellino pane e vino. Gli intellettuali, che negli anni Trenta stravedevano per lui, adesso non lo considerano quasi più, tranne qualche sortita sporadica di Aldo Palazzeschi, Giuseppe Marotta e Mario Soldati. Qualche volta, purtroppo poche, sono state le vere occasioni importanti: Eduardo De Filippo per Napoli milionaria, Vittorio De Sica per L'Oro di Napoli, Mauro Bolognini per Arrangiatevi!, e Sergio Corbucci, forse l'ultimo regista brillante importante per il comico, autore con lui di almeno due film da rivalutare ampiamente, I due marescialli e Gli onorevoli. Nel tempo libero rimasto compone canzoni (la più celebre è Malafemmena, composta nel 1951 e dedicata alla moglie Diana Bandini, conosciuta in tutto il mondo ed eseguita da un'infinità di cantanti), e poesie: famosa La livella, sulla morte che uguaglia le differenze sociali delle persone durante la vita, legge (o meglio si fa leggere) i romanzi gialli di Georges Simenon dei quali è un grande appassionato (e si entusiasmerà vedendo il Maigret superbamente reso da Gino Cervi nella prima serie di telefilm del 1964/65) ed estrinseca la sua grande generosità aiutando economicamente e con grandissima discrezione i più bisognosi, e inoltre curando e assistendo amorevolmente in un canile fuori Roma da lui fatto costruire, ben 220 cani randagi salvati dalla morte per strada o percossi dalle botte. Signori si nasce, appunto...
La prima rivalutazione
Nel 1963 si pubblicizza massicciamente una grande notizia: il principe sta per interpretare il suo centesimo film, il suo primo interamente drammatico, Il comandante, malinconica storia di un generale in pensione scritta da Rodolfo Sonego (sceneggiatore di fiducia di Alberto Sordi) e diretta da Paolo Heusch, regista romano di documentari conosciuto dagli appassionati per aver girato nel 1958 il primo film di fantascienza italiano, La morte viene dallo spazio, che Totò aveva provveduto immediatamente a trasformare in parodia, Totò nella luna. In realtà si tratta dell'86° film, ma la mania della cifra tonda farà sempre capolino per innescare una serie di festeggiamenti. Lello Bersani lo intervista in una celebre rubrica televisiva (il primo approccio di Totò sul piccolo schermo in tv fu disastroso: ospite d'onore in una puntata del Musichiere di Mario Riva del 1958, il comico si fa scappare incautamente un urlo, Viva Lauro! che gli costa una sospensione), Oriana Fallaci e Maurizio Costanzo lo intervistano per i maggiori periodici italiani del tempo, insomma qualcosa si sblocca. Ma il film di Heusch non ottiene alcun successo, si rivela un disastro al botteghino nonostante il grande impegno profuso. E' costretto dunque a rientrare nei ranghi, recitando curiose rivisitazioni di film mitologici diretti da Fernando Cerchio (contro Maciste, Cleopatra e il Pirata Nero); esplora il filone notturno sexy insieme con Erminio Macario nel dittico Totò di notte n. 1 e Totò sexy, senz'altro il punto più basso della sua carriera, il secondo addirittura assemblato con gli scarti di lavorazione del precedente; scopre un potenziale sadico della sua maschera e del personaggio rimasto finora poco esplorato (si pensi al balletto nella taverna di Algeri, tutto a spese della ballerina, in Totò le Mokò di Bragaglia) con i nerissimi Totò Diabolicus di Steno, nel quale recita ben sei personaggi diversi in una parodia del genere horror, e soprattutto con il sottovalutato Che fine ha fatto Totò Baby?, diretto da Paolo Heusch ma firmato dallo sceneggiatore Ottavio Alessi per ragioni di distribuzione. Qui la cattiveria del personaggio di Totò raggiunge il limite estremo in un film all'epoca rifiutato dal pubblico, ma oggi ampiamente da rivalutare.
Fellini, Lattuada, Pasolini
Proprio quasi fuori tempo massimo, quando il grande comico pensava di avere sprecato il suo talento in filmetti dozzinali, arrivano le proposte di grandi cineasti ai quali il principe mescola entusiasmo e perplessità. Federico Fellini lo vuole per il suo progetto più ambizioso e irrealizzato, Il Viaggio di G. Mastorna, interrotto per la grave malattia del maestro riminese; Alberto Lattuada nel 1965 gli affida il ruolo del frate Timoteo nella versione di un grande testo teatrale di Niccolò Machiavelli, La Mandragola; qui le scene della persuasione di madonna Lucrezia e il dialogo con i teschi nella cripta, considerate tra le migliori della sua arte, vengono girate in condizioni impossibili e in clandestinità dentro un convento di Urbino; la critica lo loda compatta e a quel punto capisce di essere stato male utilizzato, lasciandosi andare a reminescenze malinconiche e vagheggiando ancora i suoi due grandi progetti ai quali teneva tantissimo; la trasposizione di un don Chisciotte della Mancia e un film da girare interamente muto. Lattuada lo vorrebbe anche come interprete di un film tratto da una novella di Pirandello, La cattura, ma questo progetto si arena perché incontra sulla sua strada uno dei più lucidi scrittori e intellettuali del Novecento, Pier Paolo Pasolini, il quale lo spoglia di tutta la sua aggressività e cattiveria per farne un sottoproletario innocente in un film sulla crisi del marxismo dopo la morte di Palmiro Togliatti, Uccellacci e uccellini, oggi indubbiamente datato in molti suoi punti, tranne ovviamente nelle sequenze stupende dei tentativi di evangelizzazione dei falchi e dei passeretti, uno dei massimi punti della sua arte. Per questa interpretazione si aggiudica nel 1966 una Palma d'Oro speciale in segno di omaggio al Festival di Cannes, e un Nastro d'Argento come miglior attore di quell'anno. Con Pasolini fa in tempo a girare altri due cortometraggi tra la fine del 1966 e l'inizio del 1967, il più riuscito La terra vista dalla luna e l'emozionante e poetico Che cosa sono le nuvole? il suo autentico testamento artistico, nel quale interpreta la marionetta di Yago nella recita shakesperiana in un teatro dei burattini che, dopo aver convinto Otello (Ninetto Davoli) a uccidere Desdemona (Laura Betti) viene distrutta dal pubblico e mandata al macero in una discarica, dove, prima di morire, si accorge di quella grande bellezza del creato che sono le nuvole. Questa degnissima conclusione della carriera cinematografica ha però un'appendice assai deludente col piccolo schermo.
Fonte >> Wikipedia
Vedi Anche: Biografia di Totò parte 1 2 3 4 filmografia- vendita film in dvd e vhs di Totò
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