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Agg. 17/6/08

Biografia Di Totò (seconda parte)

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La grande rivista con Michele Galdieri e Anna Magnani
Con Michele Galdieri stringe un sodalizio inossidabile durato nove anni, con spettacoli messi in scena dagli impresari Elio Gigante - il futuro scopritore della cantante Mina - e Remigio Paone. I titoli bastano da soli per consegnare il tutto alla leggenda: Quando meno te l'aspetti del 1940, Volumineide del 1941, Orlando Curioso del 1942, Che ti sei messo in testa? del 1943 e Con un palmo di naso, rappresentata dopo la liberazione di Roma il 6 giugno 1944. In essi la forza satirica esercitata in vario modo prima contro il regime fascista e quindi contro gli occupanti tedeschi, è impressionante: più volte la censura di regime interviene per modificare battute considerate irriverenti, ma Totò, rischiando di suo, pronuncia ugualmente le frasi tagliate suscitando autentiche ovazioni: la Magnani, dal canto suo, si vanta della propria umoralità di popolana tipica del personaggio che mette in scena con un linguaggio diretto ed esplicito. Un sodalizio dunque tra i più riusciti e irripetibili, interrotto bruscamente dopo la grande rivelazione a livello mondiale dell'attrice romana con un film epocale diretto dal suo compagno Roberto Rossellini: Roma città aperta, del 1945. Da quel momento le loro strade si dividono: la Magnani vincerà un Premio Oscar nel 1955 e reciterà con i grandi nomi del cinema hollywoodiano come Burt Lancaster e Marlon Brando, Totò invece rimane fino in fondo la grande maschera della Commedia dell'Arte in una serie impressionante di pellicole assemblate alla meglio su canovacci dove l'attore crea situazioni comiche a suo piacimento. Il primo artefice di questa riscoperta cinematografica di Totò è l'avvocato umbro Mario Mattoli, già organizzatore e regista di spettacoli teatrali per la sua Compagnia Za-Bum, lo scopritore autentico di Vittorio De Sica.
Esplode la Totomania
Il periodo d'oro del comico si può circoscrivere dal 1947 al 1952, quello in certo senso più libero, con parodie di grande successo che contengono riferimenti satirici piuttosto espliciti, in molti casi piuttosto pesanti, con l'attualità; il dopoguerra, la borsa nera, i nuovi arricchiti, la sterilità di chi comanda (gli onorevoli e i caporali) vengono presi di mira sia sul palcoscenico con le ultime due grandi riviste di Michele Galdieri, C'era una volta il mondo del 1947 e Bada che ti mangio del 1949 sia nel cinema. Se in teatro il successo si amplifica a dismisura (basti pensare al celeberrimo sketch del vagone letto con Isa Barzizza e Mario Castellani) anche sul grande schermo centra un successo di pubblico colossale, a partire da I due orfanelli del 1947 fino a Totò a colori del 1952. In questi film l'attore si scatena e la comicità di avanspettacolo è più pura, meno imbrigliata dalle maschere o personaggi che in seguito, per motivi diversi, alcuni autori tenteranno di cucirgli addosso. Assediato da proposte di tutti i tipi, senza neanche avere a disposizione una giornata libera, l'attore lavora continuamente, girando senza soluzione di continuità alcune sue parodie più folli dirette dai velocisti Mattoli, Bragaglia, Steno e il giovane Luigi Comencini. Proprio quando le cose a livello lavorativo sembrano andare benissimo, alcune tegole oscurano una vita familiare che il principe, schivo, timido e riservatissimo (esattamente il contrario da come lo si vede sul set o in palcoscenico) desiderava fosse serena e tranquilla.
Diana Bandini, che in precedenza si era separata legalmente ma continuava a vivere accanto a lui, durante un ricevimento conosce e sposa un avvocato; stesso destino per l'adorata figlia Liliana, che sposa Gianni Buffardi. Nel 1951 dunque il principe rimane solo, si getta a capofitto nel lavoro interpretando film prodotti da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, i quali grazie ai cospicui guadagni delle sue pellicole avevano potuto allestire una loro società, e corteggia insistentemente una attrice dal grande fascino, Silvana Pampanini, che però rifiuta anche un po' a malincuore. Nel febbraio 1952 ha occasione di conoscere Franca Faldini, altra affascinante attrice romana appena rientrata da Hollywood dove ha avuto occasione di interpretare un film con Jerry Lewis e Dean Martin: dopo poco tempo i due andranno a vivere insieme in un appartamento con dieci stanze in via dei Monti Parioli, e la Faldini gli starà accanto fino all'ultimo. Avrà da lui anche un figlio nel 1954, Massenzio, che però nasce prematuro e vivrà solo poche ore.
L'ultimo palcoscenico e la malattia agli occhi
Negli anni Cinquanta l'attore, osteggiato da una critica che non vede di buon occhio la sua grande verve comica e scoppiettante, che gli negherà fino alla fine il riconoscimento di un grande spessore artistico (forse pensava proprio a certi critici nell'ideare sferzanti battute come la seguente, tratta dal film di Sergio Corbucci del 1961 Totò Peppino e la dolce vita: La vita è fatta di cose reali e di cose supposte: se le reali le mettiamo da una parte, le supposte dove le mettiamo? ) si fa imbrigliare in trame neorealiste con Guardie e ladri e Totò e Carolina, massacrato dai tagli censori; tenta la via pirandelliana con i mediocri La patente di Zampa e L'uomo la bestia e la virtù di Steno; prova a produrre i suoi film nel 1955 ma rinuncia dopo i malinconici Destinazione Piovarolo e Il coraggio, entrambi diretti da Domenico Paolella; si rifugia ancora nelle predilette farse di Scarpetta, di ambiente napoletano ma tratte da pochade francesi di fine Ottocento, nella trilogia di Mattoli Un turco napoletano (sulla bramosia di donne e quindi sul sesso), Miseria e nobiltà (sulla voglia di cibo e quindi sulla fame) e Il medico dei pazzi (sulla sanità mentale) che quindi si può considerare una ideale trilogia dei bisogni primari tipici della maschera napoletana di Pulcinella, che qui è il voluttuoso Felice Sciosciammocca; e infine viene utilizzato (meglio sarebbe dire sfruttato) per sconsiderati esperimenti di cinema come il già citato Totò a colori, primo film italiano girato a colori col sistema Ferraniacolor, e Il più comico spettacolo del mondo, primo e unico film italiano tridimensionale. In queste pellicole la quantità di luce occorrente era talmente grande che nessuno osava guardare le lampade ad arco emettenti grandi fasci di luce per paura di ustionarsi la retina; però, durante una scena di Totò a colori, l'attore un giorno fugge dal teatro di posa con la parrucca sbruciacchiata e fumante. Qualcuno ipotizza che proprio quelle luci troppo forti possano aver provocato un primo danno alla vista, sfociato in un autentico dramma il 4 maggio 1957, a Palermo, durante una rappresentazione della sua ultima rivista teatrale, A prescindere, scritta da Nelli e Mangini e organizzata tirando al risparmio da Remigio Paone. Diventa infatti quasi completamente cieco nella parte centrale della pupilla (vedeva soltanto sui lati degli occhi come un vetro appannato), ed è costretto a rimanere immobile per un anno intero, e proprio quando l'anno precedente aveva ottenuto un irripetibile successo con alcuni film memorabili diretti da Camillo Mastrocinque e interpretati con Peppino De Filippo. Deve però rientrare forzatamente a lavorare nel cinema poiché un'altra tegola, di natura fiscale, lo colpisce ormai stanco e malato. Nel 1958 non è più quello che dieci anni prima conquistava le folle con Fifa e arena e Totò al giro d'Italia.
Fonte >> Wikipedia
Vedi Anche: Biografia di Totò parte 1 2 3 4 filmografia- vendita film in dvd e vhs di Totò
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