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Agg. 11/3/10

La multimage la casa editrice dei diritti umani, Libri: I KANJARIJA e Cronache da sotto le bombe

 
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La storia e la cultura del popolo rom raccontata da un rom.
Un libro per conoscere, capire e per liberarsi dai pregiudizi su un popolo perseguitato, orgoglioso delle sue tradizioni. Questo libro, scritto da un rom e realizzato insieme all'Opera Nomadi, l'U.N.I.R.S.I. e le Biblioteche di Roma, è un contributo importante a favore della conoscenza di uno dei popoli più discriminati perché poco incline ad uniformarsi ad un modello che ci hanno rifilato, di contrabbando, come un modello perfetto ed eterno da imitare in tutte le latitudini. Un modello che non prevede la grande adattabilità di questo popolo, non prevede che si possa amare andare in giro per il mondo, conservare le
Questo libro, con il suo meccanismo che dedica il 10% del prezzo di copertina ad altre stabili e permanenti attività di informazione e di difesa legale, vuole andare al di là della sua semplice pubblicazione per dare un contributo che duri nel tempo a questa lotta per il riconoscimento della diversità culturale di tutti i popoli, indipendentemente dalla loro collocazione in un posto centrale o marginale nell'attuale società ed annunciare la nascita di una società basata sui migliori apporti di tutte le culture e di tutti i popoli, una società che proclami la diversità come massima ricchezza e faccia della convergenza il suo massimo valore; una società umana, una società per tutti e di tutti, la società del prossimo futuro.
Le email dei pacifisti serbi sotto le bombe della NATO
Durante la guerra contro la Repubblica Federale di Iugoslavia i pacifisti italiani diffondevano le e-mail dei "nemici"; questo libro raccoglie questa strana, toccante, assurda antologia di impressioni, riflessioni, ironie e depressioni. Le parole di Maja, Djordje e Sasa ci impongono di non dimenticare che la violenza è sempre qualcosa di ingiustificabile e di tremendo, di indegno per ogni essere umano.
Un libro per ricordarsi che non ci sono guerre "buone".
il 10% del prezzo di copertina di questo libro va a finanziare il progetto di un'aula informatica per la pace nell'Università di Nis.
Dall'introduzione di Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink:
"Nella guerra contro la Repubblica Federale di Iugoslavia l'informazione pacifista ha compiuto un balzo in avanti per quantità, qualità e rapidità. E' stata infatti la prima guerra combattuta anche su Internet. Il sito della rete telematica PeaceLink veniva aggiornato anche 20-30 volte al giorno e consultato da migliaia di persone perché conteneva la mappa completa della mobilitazione antiguerra. È stato un archivio di testimonianze e informazioni alternative. In tempo reale dalla rete sbucavano le voci dell'Italia che la TV censurava. Sul sito c'era molto più spazio di quanto ne potessero offrire quei (pochi) giornali di tendenza pacifista. Era così possibile tenere on line un dossier sempre aggiornato sul Kossovo e sulla guerra. Il dossier era prelevato ogni giorno dal sito e circolava in tante città, dove ognuno poteva stamparlo, fotocopiarlo e diffonderlo. Un simile servizio non lo poteva realizzare alcun giornale se non a costi proibitivi. I gruppi di base producevano le informazioni e le facevano circolare. Stampante e fotocopiatrice facevano da collegamento fra il modem e la piazza. Dal digitale, alla carta, alle persone.
Il villaggio globale antiguerra ha compiuto così la sua prima esercitazione pratica scrivendo in Italia una nuova pagina di esperienza nonviolenta collettiva col computer. "Dal basso", e mai come prima, le tecnologie info-telematiche hanno giocato un ruolo di rilievo nella mobilitazione nonviolenta così come fra i militari i sistemi di telecomunicazione hanno svolto il ruolo di "rete di coordinamento" del sistema bellico. In collegamento con le città di Nis e Belgrado, i pacifisti potevano comunicare con gli oppositori di Milosevic e da loro sapevano "in tempo reale" (dal vivo delle loro testimonianze) che venivano lanciate bombe a grappolo sui civili. Via Internet si potevano conoscere le distanze e apprendere che i quartieri residenziali bombardati erano lontani chilometri (e non metri) dalle caserme. La NATO mentiva. Diceva di voler bombardare i militari e invece terrorizzava i civili colpendo sempre più vicino le persone. La NATO parlava di errori involontari di alcuni metri. Ma tramite PeaceLink giungeva la voce libera di Djordje Vidanovic, oppositore di Milosevic, testimone dei bombardamenti. Ma più la NATO diceva bugie e - come il naso di Pinocchio - più si allungavano le comunicazioni Internet di Djordje Vidanovic, nostro corrispondente e vittima dall'inferno di Nis."

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