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Come
scrivere un Curriculum Vitae |
Il primo scambio significativo di informazioni tra
candidato e azienda avviene attraverso quel particolare “biglietto
da visita” che è il curriculum vitae. A dire il vero
si tratta di uno scambio sostanzialmente unidirezionale, nel senso
che il trasmittente (il candidato) invia un messaggio a un ricevente
(l’azienda), ma non necessariamente si vede pervenire una risposta
di ritorno. In ogni caso è fuori di dubbio che il curriculum
vitae rappresenta per qualsiasi candidato la carta di presentazione
determinante per superare il primo filtro della selezione: lo spoglio
e l’esame analitico delle “mini- biografie”.
Logica conclusione di tutto ciò di questa argomentazione è
che saper stilare con accortezza la storia personale è un’abilità
che, se sviluppata, può attribuire qualche punto in più
– e spesso quello vincente – nell’emozionante sfida
per la conquista del posto di lavoro. Allora come acquisire o incrementare
questa rilevante abilità? Come redigere il curriculum
vitae
Tutti sappiamo che scrivere è decisamente faticoso: richiede
impegno, attenzione, metodo, soprattutto quando è necessario
fornire un gran numero di dati e informazioni. In ogni caso qualsiasi
cosa si debba scrivere, gli aspetti cui occorre prestare attenzione
sono due: il contenuto -cosa scrivere- e la forma -come scrivere-.
Un testo scritto è ben riuscito se e solo se sia il contenuto
sia la forma sono adeguati agli scopi che la comunicazione si prefigge.
Inoltre occorre tenere conto del fatto che, a differenza del discorso
parlato, quello scritto richiede da parte dell’estensore cura
e attenzione particolare. Il linguista Tullio De Mauro nel suo libro
“Guida all’uso delle parole” afferma: << La
scelta delle parole avviene in modo diverso se facciamo un discorso
parlato o un discorso scritto. (…) Chi scrive non ha un continuo
vivente controllo che sono le espressioni del volto degli ascoltatori:
di noia, di perplessità, di approvazione. Perciò scrivere
è un’arte assai più difficile che parlare. Dobbiamo
riuscire a prevedere molto di più, a distanza di tempo. Di
che umore sarà chi leggerà queste parole? In che situazione
si troverà? Quanto saprà degli argomenti che si stanno
trattando? Per tutto ciò è un buon accorgimento, in
ogni caso, essere nello scrivere meno “informali” che
nel parlare. Conviene costruir frasi e scegliere parole che possano
essere significative il più possibile …, scrivere con
limpidezza, nel modo più ordinato e largamente accessibile
a tutti …., non significa cancellare dalla vista ciò
che è raro, strano, difficile, complesso, (…) . Anzi,
se qualcosa di ciò esiste, parlarne limpidamente, appropriatamente
significa proprio rappresentare e presentare ciò in parole.
Tornando al nostro argomento, possiamo concludere che nel curriculum
vitae vanno inserite solo quelle notizie che sono pertinenti ai fini
dell’obiettivo stabilito, esponendole in termini e secondo forme
appropriate.
Un buon modo per procedere consiste nell’articolare il lavoro
in due fasi: 1. preparazione a tavolino dei contenuti
da scrivere;
2. stesura definitiva del documento.
3. Quali contenuti inserire
A tutti noi almeno una volta nella vita, dovendo partecipare a un
concorso o contattare un’azienda, è capitato di scontrarsi
con il problema di costruire una valida e succinta descrizione di
sé come persona, delle competenze acquisite, delle attività
svolte. E ciò che ciascuno di noi senz’altro ha capito
è che non è facile riassumere in una “mini-biografia”
la varietà degli aspetti che ci contraddistinguono come individui
unici. Fortunatamente, però, le aziende non hanno alcun interesse
a sapere molte cose su di noi e perciò i punti da trattare
nel curriculum vitae sono in definitiva pochi. Inoltre l’esperienza
insegna che è una grossa ingenuità inserire nel curriculum
descrizioni pseudopsicologiche della propria personalità, referenze
altisonanti (o peggio non del tutto veritiere), accentuazioni eccessive
di eventuali difficoltà economiche, notizie troppo minuziose
su fatti marginali. Il più delle volte ai selezionatori aziendali
importano i seguenti “capitoli”:
1. dati personali: completi di tutte le informazioni necessarie per
essere contattati (telefono fisso e mobile, indirizzo e-mail, …);
2. studi compiuti: in ordine cronologico decrescente;
3. occupazione attuale e occupazioni precedenti: specificando sempre
la posizione ricoperta in termini soprattutto di obiettivi e responsabilità,
dipendenza, collaboratori, relazioni con altri uffici;
4. conoscenze ed esperienze professionali acquisite: che cosa si sa
fare e in quali campi, con quali metodologie, trasferibilità
ad altri settori, punti di forza e di debolezza della propria preparazione;
5. conoscenza lingue straniere: indicando il livello di padronanza
relativamente a comprensione del testo, conversazione, traduzione);
6. conoscenze informatiche: linguaggi di programmazione, capacità
di utilizzo dei principali pacchetti software, esperienze specifiche
su programmi grafici,gestionali, di database, etc.;
7. interessi extraprofessionali: attività culturali e sociali,
pratica sportiva, hobby;
8. progetti per il futuro: ambizioni, aspirazioni culturali, aspirazioni
lavorative e motivazioni che le sottendono. Quale stile
impiegare
Il curriculum vitae, quando non è necessario riempire un format
con campi già predefiniti, è una breve relazione autodescrittiva.
Relazione perché il compito è quello di riferire a una
persona chiaramente, sinteticamente ma anche esaurientemente intorno
a un particolare argomento; breve, perché il tempo che può
dedicare il lettore è limitato; autodescrittiva dato che lo
scopo è fornire al selezionatore una “istantanea”
di sé. Quindi il curriculum vitae dal punto di vista formale
deve essere:
a. succinto, ma non striminzito;
b. scorrevole e agevolmente leggibile;
c. semplice e chiaro, ma non arido;
d. dettagliato, senza cadere nella pignoleria;
e. privo di connotati “valutativi” ma al tempo stesso
“personale”;
f. efficace, cioè dare un’immagine brillante del candidato;
g. curato graficamente: senza errori, scritto ordinatamente, piacevole
a vedersi. |
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